FORZA PIERFERDY!
Se Casini va avanti così moriremo democristiani. Nel senso che appendermo un suo poster sopra il letto, lo voteremo, fonderemo un fan club, forse ricominceremo ad andare a messa, infine ci pettineremo come lui e ci iscriveremo al CCD. Comincia a non dispiacerci anchen quel suo look da steward Alitalia. Forse lo adotteremo.
Eh sì, sulle nomine RAI il vecchio Pierferdi ha mostrato i denti, e in un panorama di sdendati lo si è notato, eccome. Mentre da Costanzo si diramavano i nuovi organigrammi della tv pubblica, non si sa se più grotteschi nel metodo o nella sostanza (agghiacciante) dei nomi indicati, lui mandava a dire che non se ne parlava neanche. Che avrebbero deciso - come prevede la legge - lui e Pera, in pratica, dunque, lui da solo.
Poi, magari, Casini scelgierà i nuovi dirigenti RAI insieme alla Conferenza Episcopale, ma non fa niente. La sola idea che esista ancora qualcuno, in questo paese, che dice no a Berlusconi, è semplicemente commovente. E la sola idea che Berlusconi frigga di rabbia perchè a dirgli di no è un suo alleato, uno che deve il suo successo politico e il suo potere proprio all'uomo di Arcore, è ancora più entusiasmante.
Seguiremo con ansia gli sviluppi. Quando Berlusconi dirà che Casini è comunista, il cerchio sarà chiuso e noi faremo la ola.
[AMACA di Michele Serra 27/02/03, la Repubblica]
come dormono i blogger? il mio nuovo blob blog pubblicato da
strelnik. scoprite se ci siete dentro...
ho scritto una recensione che mi piace. la trovo ben scritta. ecco. perchè parlare sempre e solo delle cose che non mi riescono e/o non mi piacciono? a volte ho voglia di dirmi "brava!". se la volete leggere
è qui. se non vi piace potete dirmelo, non sono permalosa (di solito...)
porca paletta. e me lo dici ora, me lo dici, che ti piace guccini?
...e ripeton tutti in coro AL LAVORO AL LAVORO cenerella...
e invece devo scrivere adesso. devo scrivere per raccontare cosa ho visto, quello che ho capito. l'ebrezza che mi fa palpitare e non mi lascia dormire, stasera, ha un motivo semplice, meraviglioso. provo ancora, finalmente di nuovo la spinta che mi muoveva 20 anni fa. sono tornata, gonfia di passione e confusa dalla tensione verso altro, verso un'idea, verso uno scopo. son tornata, sono qui. ora. la ragazza che ero, la rivedo, finalmente. è come se mi passasse accanto oltre un vetro che sì, è un po' opaco, ma in fondo è solo un vetro. e se mi sporgo un po', lo so , lo sento, basterà sforzarsi ancora un poco e anche lei, quella ragazza che ero, mi scorgerà. potrà guardarsi, potrà vedere la donna che è diventata. ed esserne dolcemente, pienamente, fiera.
è stata una grande serata. domani vi racconto. stasera è tardi. voglio solo rivolgervi un invito: aiutate emergency. per favore. è il mondo che ve lo chiede...
questura di firenze. apertura pomeridiana del giovedì ore 15-17.
14.50 prendo il bigliettino tipo gastronomia del supermercato e scopro che ci sono davanti a me già 11 cittadini in fila. scendo la rampetta di scale, torno nell'atrio per perdere un po' di tempo e noto come ci siano 3/4 poliziotti in divisa che fermano uno per uno gli stranieri che si avvicinano. molti devono sbrigare pratiche ma gli viene spiegato che no, il giovedì pomeriggio non si può, devono tornare domattina. qualcuno lo spiega gentilmente qualcuno no. la cosa mi urta.
15.00 rientro nel "corridoio d'attesa", prendo atto del fatto che gli sportelli sono 3 ma soltanto uno è aperto, quindi escludo di potermela cavare in un tempo decente e penso che ho pagato soltanto un'ora di parcheggio. ci manca solo la multa.
15.20 un poliziotto corpulento accompagna un ragazzo mingherlino allo sportello e proclama a gran voce: "c'è fuori un ragazzo handicappato, ha una di quelle carrozzine moderne tutte meccaniche, qui non c'è verso portarcelo". (il montascale c'è, ma sull'altra scala. che non ho idea di dove porti). l'impiegata allo sportello dice "ok, vengo fuori io quando tocca a lui" (quando tocca a lui?!).
15.30 arriva una puttanona con stivaletto pitonato, maglia impizzarrita (cioè incrostata di pizzi di plastica), 4 metri di ciglia spalmate di catrame, una faccia da culo che se ce l'avessi qui sarei capace di sputarle in un occhio sul momento. sbuffa, sbatte una porta e si accomoda sulla sedia aprendo al pubblico un secondo sportello. comincia a pestare sul tasto che fa procedere la numerazione e incasina tutto: il ragazzo handicappato (ne ignorava l'esistenza) si trova ad aver saltato il turno: l'amico mingherlino che lo rappresenta si fa avanti timido e finalmente la prima impiegata si infila il cappotto, riempie le tasche di timbri e, debitamente scortata da un altro poliziotto, va fuori.
15.35, davanti all'ennesimo salto in avanti della tombola che dovrebbe trasformare un popolo in una fila ordinata, scopro che stanno per epurare anche me. balzo davanti allo sportello a mani tese e la imploro "ferma, non faccia avanzare il numero, che siamo ancora tutti qui". devo aver infranto qualche regolamento. la buzzurrona mi squadra e parte la vendetta: si comporta in maniera stra-cafona per tutto il tempo, mi restituisce i fogli e i documenti che le passo (ben preparati e compilati, ero lì da 3 quarti d'ora a grattarmi) con tutta la malagrazia possibile e mi dice che il passaporto sarà pronto tra 10/15 giorni. a tutti gli altri hanno detto 10. vorrà punirmi?
15.40 rientra la prima impiegata e si mettono amabilmente a conversare, come se fossero a casa loro davanti al tè delle 5 (io sono ancora lì che aspetto la restituzione della mia patente valida e della fototessera avanzata)
prima impiegata, scuotendo la testa e circa 90 chili di adipe: "maaahhh"
la seconda raccoglie al volo: "e dove lo vogliono portare, quello?"
la prima: "in gita scolastica. hanno un bel coraggio"
la seconda: "se non ce la fanno neanche a portarlo qui..."
tossisco. e in questi giorni, garantisco che **so** tossire.
la puttanona mi guarda con intenzione, non apro bocca. siamo in questura. se apro bocca non la chiudo per un bel po'. il marito non ha voglia di portarmi le arance a sollicciano. dice che da settimane sono in fase aggressiva. sarebbe capace di dare la colpa a me.
mormoro, ma non abbastanza forte da farmi udire: "forse lo portano in un paese civile dove non ci sono barriere architettoniche".
esco furibonda, prima di tutto con le scale, poi con la puttanona, poi con me. o viceversa. forza italia.
il disastro più disastroso che mi poteva capitare. crash della posta elettronica. 6 mesi di vita che rischiano di sparire per sempre. voglio uccidereeeeeee
non ci riesco non ci riesco non ci riesco